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Bridgerton

Bridgerton

🇮🇹️ Quando Shonda Rhimes (che per chi vivesse su Marte è tipo il Re Mida di serie televisive come Grey’s Anatomy, Scandal e How to Get Away with Murder) incontra la macchina da guerra chiamata Netflix, allora quello che ne può uscire è un enorme successo o un enorme disastro. Tratta dalla serie di omonimi romanzi di Julia Quinn (che non conosco e non ho letto quindi non ho assolutamente idea di quanto sia fedele la trasposizione televisiva), la serie è composta da 8 episodi da circa un’ora ciascuno. Vi avviso che la recensione contiene qualche spoiler (niente che comunque non si capisca al minuto 3 della prima puntata). Se siete dei puristi e non volete sapere nulla della storia allora tornate dopo averla vista. Per tutti gli altri che sono curiosi di sapere se ne valga la pena oppure no, here I am, con la mia personalissima e assolutamente non richiesta opinione sul nuovo prodotto sfornato da Netflix.

Honestly, avevo zero aspettative su questa serie. Dei prodotti di Shonda Rhimes apprezzo generalmente le prime due stagioni, dopo di che le serie si protraggono troppo per quanto la mia pazienza e il mio livello di attenzione possano sopportare (16 stagioni su un medical drama ok se sono gli anni novanta e c’è George Clooney poi anche basta). Invece per Netflix ho sentimenti abbastanza contrastanti. Non posso avere brutte parole per un servizio streaming che tutto si può dire tranne che non funzioni al 100% e che tutto sommato apprezzo moltissimo. Però, perchè sì c’è sempre un però, penso sia abbastanza onesto ammettere che i prodotti targati Netflix siano più spesso mediocri che capolavori assoluti. Non che ci sia niente di male nella mediocrità ma se vogliamo cercare LA serie è più probabile trovarla in produzioni targate HBO o Sky per esempio. Comunque, non divaghiamo. Zero aspettative ma tanta curiosità perchè se ne parlano tutti chi sono io per esimermi dal vederla?

La serie è ambientata nella Londra dell'800 e segue la vita e le vicende di alcune famiglie aristocratiche durante la stagione delle debuttanti, ovvero il periodo dell’anno in cui le ragazze arrivate in età da marito possono essere presentate in società ed iniziare la caccia al ricco (e possibilmente fesso) di turno per poterlo sposare e così realizzare il loro scopo nel mondo con buona pace di tutte le madri apprensive. Va beh, niente di nuovo, dall’aristocrazia dell'800 non ci potevamo aspettare altro e quindi ci mettiamo il cuore in pace. La famiglia protagonista per eccellenza è quella dei Bridgerton composta da madre vedova e uno stuolo di 8 figlioli di cui ben 4 femmine da piazzare sul mercato iniziando dalla maggiore, Daphne, protagonista principale della serie. Daphne è un personaggio abbastanza ambiguo, ingenua ai massimi livelli (tipo che fino alla sesta puntata non sa neanche cosa sia il sesso o come si mettano al mondo i bambini) ma a cui gli autori hanno voluto fare regalo di qualche frase di finto femminismo qui e là che però poco le si addicono visto che poi non fa nulla per renderle vere. Comunque, il problema principale della povera e ingenua Daphe è che non avendo più il padre allora è il fratello maggiore a prendersi in carico il fardello di trovarle un marito adatto. Peccato però che il fratello ha lo stesso spessore (morale e caratteriale) della carta velina e passa il suo tempo a denigrare e rifiutare ogni possibile candidato per la sorella predicando in lungo e in largo la responsabilità e i doveri familiari a cui tutti si devono attenere. Tutti tranne lui stesso ovviamente perchè, cito quasi testualmente, “lui può fare quello che gli pare tanto nel caso ci sono gli altri fratelli che possono sobbarcarsi i doveri del titolo da lui ereditato” (c’è bisogno di commentare?). Quando la madre gli fa notare l’ipocrisia del comportamento, il povero uomo pare rinsavire momentaneamente, per poi ricadere nelle stesse abitudini nel giro di due puntate e lo spettatore non può fare altro che abbandonarlo al suo destino e sperare che il suo suicidio in società sia almeno veloce e indolore (spoiler, non lo è). Tuttavia, una qualità positiva il fratello la possiede ed è, nello specifico, l’amicizia con Simon, duca di Hastings, bellissimo e ricchissimo e aristocraticissimo ma allergico al matrimonio (ovviamente). Per sopravvivere a questo gioco al massacro, Simon e Daphne stringono un patto di finto corteggiamento che, in teoria, dovrebbe aiutare entrambi. Il duca, infatti, verrebbe lasciato in pace da tutte le madri assatanate nel volerlo legare alle proprie figlie perchè considerato impegnato a corteggiare Daphne. Al contrario, Daphne ricevendo addirittura le attenzioni di un duca diventa automaticamente la preda più ambita e avrà modo di riuscire a trovare il vero amore nello stuolo di corteggiatori. Alla seconda puntata, quindi, lo spettatore ha già capito dove si andrà a parare perchè è una regola scritta nella pietra che se i personaggi fingono un corteggiamento/fidanzamento/matrimonio allora finiranno inevitabilmente per amarsi davvero. E infatti così succede. Peccato che in questo dramma nessuno parli mai con nessuno. La maggior parte dei problemi potrebbero essere risolti con quattro chiacchiere e due domande ma no, perchè scomodarsi, meglio tentare di indovinare tutto da uno scambio di sguardi durato 10 secondi e ovviamente non capire nulla. Perchè lei ama lui. Lui ama lei. E si sposano anche. Peccato che lo fanno pensando che per entrambi sia una sofferenza quando è palese a tutti che non lo sia. Però va bhe, durante la luna di miele finalmente i novelli sposi si parlano e capiscono che sono fatti l’uno per l’altro e vissero per sempre felici e contenti. No. Figurati. Siamo solo alla quinta puntata e ce ne sono altre tre davanti. Infatti, i protagonisti si sono si sposati ma con la convinzione che non avranno mai bambini. Daphne ha il sogno di diventare madre e sfornare pargoletti però è convinta che il marito sia impotente e quindi si mette l’anima in pace pensando che la vita in due sia comunque abbastanza. Peccato che Simon non sia impotente ma incredibilmente testardo. Per fare torto al padre, infatti, colpevole di aver amato più il titolo nobiliare al figlio, Simon promette sul letto di morte del genitore che il suo prezioso titolo morirà con lui e che non produrrà mai un singolo erede cascasse il mondo. Ovviamente l’equivoco tra i due non è destinato a durare. Passato il momento di perdizione dato dalla luna di miele dove i novelli sposi ci danno dentro come furetti, Daphne ritrova un 10% di lucidità e comincia a farsi due domande (e qui siamo a metà della sesta puntata e lo spettatore aveva già perso ogni speranza di redenzione per la protagonista). Con l’aiuto di una cameriera che le rivela il segreto della procreazione umana, Daphne scopre che il marito è un fedele praticante del salto della quaglia non perchè non può avere bambini ma perchè non ne vuole. Quale sarebbe la reazione più logica a questa scoperta? Magari vado da mio marito e gli chiedo perchè? Ma no, Daphne domande non ne fa MAI né a sé stessa né agli atri (e infatti ci mette quasi un’altra puntata e mezzo per poi chiedergliene la ragione). Invece preferisce sedurlo in un rapporto sessuale per poi intrappolarlo a non scappare durante l’orgasmo (ai limiti quindi di una violenza sessuale) per poi accusarlo di averle mentito. Ma dove siamo su Marte? A questo punto ammetto che volevo lanciare il computer al muro e dedicarmi a imparare la quadriglia piuttosto che continuare a vedere questo dramma (altro spoiler, visto il finale probabilmente avrei fatto bene).

Ovviamente ci sono altri personaggi e altre vicende che circondano la vita dei protagonisti e li accompagnano in questo non sense generale. Unica nota positiva è la voce narrante di Julie Andrews che impersona un anonimo personaggio, autrice di un giornale scandalistico che mette in luce tutti gli aspetti che la società si ostina a voler nascondere sotto il tappeto. Mary Poppins che prende in giro gli aristocratici è ufficialmente il mio nuovo guilty pleasure per il 2021.

Se siete arrivati fin qui ormai avrete intuito che la serie non mi è piaciuta. Parte come una serie leggera e tranquilla ma più andavo avanti e più erano le cose che trovavo fastidiose piuttosto che simpatiche. Come Daphne arrivi fin dopo al matrimonio senza essersi mai chiesta come nascano i bambini (nononstante abbia ben 4 fratelli minore che ha visto venire al mondo) è il vero mistero dell’umanità. Simon è talmente tanto ostinato e orgoglioso che mi chiedo come mai a nessuno sia venuto in mente di tirargli una cinquina e fargli notare che fare il bambino a trent’anni non porta da nessuna parte. Spero e prego che per il personaggio nessuno si sia voluto ispirare a Mr Darcy perchè nel caso Jane Austein avrebbe più di una lamentela da fare (giustamente aggiungo io).

Quindi, se siete cresciuti a pane e Topolino e come Paperone De Paperoni pensate che il tempo sia denaro, impiegate queste otto ore a fare altro. Se invece volete una serie leggera ma che vi farà lanciare qualche bestemmia nel tragitto allora andate e vedetela tutta. Io vi ho avvisato.

Disclaimer: ovviamente questa è la MIA opinione sulla serie e a me non è piaciuta ma non giudico assolutamente nessuno a cui invece sia piaciuta. Il mondo è bello perchè è vario e non sono sicuramente le opinioni uguali alle nostre che generano dialoghi interessanti.

Peace and love ❤️