🇮🇹️ Ninth House è stato volutamente il libro che mi sono tenuta da parte come ultimo da leggere nel 2020. Questo perchè io amo lo stile della scrittrice, amo le sue storie, amo i suoi personaggi, potrebbe scrivere il libretto di istruzioni del frullatore che non possiedo e comunque griderei al capolavoro. Tuttavia, Ninth House è il mio primo approccio ad una Leigh Bardugo non nell’universo Grishaverse (che per i profani all’ascolto è l’universo in cui sono ambientate la trilogia di Shadow and Bone e la duologia di Six of Crows, i suoi libri più famosi). E se non mi fosse piaciuto? E se mi avesse tolto la certezza della Bardugo come scrittice? Mi sarei ripresa dalla delusione? Allora tanto valeva lasciarselo come ultimo libro del 2020, nel peggiore dei casi sarebbe stato solo una goccia di delusione in quella marea che è stato questo anno. In questo post vi fornisco la mia personalissima e assolutamente non richiesta recensione senza spoiler. Se anche voi avete sentimenti contrastanti sul libro magari vi possono aiutare a far chiarezza (probabile anche che abbia l’effetto opposto, vi avviso).
Prima di cominciare, penso che siano doverose tre premesse. Numero uno, anche dopo averlo finito, io ammetto la mia ignoranza ma non ho capito questo libro a che genere appartenga. Non è sicuramente uno young adult, è definito come adult fantasy ma neanche troppo secondo me, ha elementi di urban fantasy, c’è la componente dark academia, in alcuni punti è quasi al limite dell’horror e c’è anche una parte di mistery e thriller. Insomma, un casino. Un Balto versione libro, non è cane e non è lupo, sa soltanto quello che non è. Premessa numero due, se siete particolarmente sensibili e delicati e non vi piace leggere di rituali in cui si aprono le persone per predirre il futuro nelle interiora allora lasciate perdere e leggete altro. Io onestamento non l’ho trovato particolarmente truculento però c’è a chi può dare fastidio. Inoltre, a parte il sangue, nel libro si parla di tematiche molto delicate come l’abuso di sostanze, l’emarginazione sociale e la violenza sessuale. Tutti argomenti allegri che ti risollevano il morale. Lastly, il libro non si conclude del tutto, alcuni misteri vengono risolti ma altri vengono lasciati aperti per i prossimi non-ben-specificati-quanti libri della saga. Se non volete cominciare una serie senza che questa sia conclusa allora mettetevi comodi e ci rivediamo fra bho anni (ma dopo l’esperienza Martin è vermanete una strada che volete percorrere?). Fatte queste premesse, iniziamo della trama.
La protagonista di questa storia è Alex, una ragazza con un passato abbastanza tormentato, dato dall’abuso di alcol e droghe, che risulta essere l’unica sopravvissuta di un pluriomicidio irrisolto. Partiamo bene. Sul letto di ospedale, Alex viene reclutata da Yale per entare a far parte di quella che, a tutti gli effetti, è una società segreta che opera nell’ombra dell’università (anche perchè se sei una società segreta è difficile operare alla luce del giorno). Il motivo per cui la ragazza viene scelta è perchè Alex ha la capacità di vedere i fantasmi (o i Grey come vengono chiamati), capacità che negli anni le ha portato più guai che gioie. Il mondo che la Bardugo immagina, infatti, è un mondo in cui il velo tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti può essere attraversato dai fantasmi, liberi quindi di girare in mezzo ai mortali. Questo accade soprattutto nella città di New Haven, dove sorge Yale, dove il velo è più sottile e i fantasmi sono quindi più presenti. Proprio per questa connessione della città con l’occulto, è qui che operano otto diverse casate che tramite rituali magici (aprire i corpi e studiare le interiora, ricordate?) aumentano di potere e si arrischiscono. Alex viene reclutata dalla nona casa, quella che ha il compito di controllare tutte le altre affinchè questi rituali non vadano fuori controllo e affinchè tutte le casate rispettino le regole per un quieto vivere. Ovviamente il quieto vivere dura quanto Olaf in vacanza ai caraibi perchè una mattina una ragazza viene trovata morta e Alex deve cercare di capire se le società sono in qualche modo coinvolte. A questo mistero si aggiunge il fatto che il mentore di Alex, Darlington, è sparito senza lasciare traccia quando l’addestramento della ragazza era ben lontano dall’essere concluso. Durante la narrazione, infatti, vediamo la storia svilupparsi su due binari a capitoli alterni. Il presente (in inverno) in cui Alex affronta il mistero della morte della ragazza e le conseguenze della sparizione di Darlington e il passato (l’autunno) in cui Alex arriva a Yale e il suo mentore la inizializza al mondo delle società segrete e della magia.
La scelta di alternare presente e passato è probabilmente la cosa che mi ha convinta meno. La storia, infatti, non ha una narrazione lineare e graduale in cui ci vengono presentati i personaggi, la lora storia e lo sviluppo delle vicende. Invece, in Ninth House, il lettore viene inizialmente buttato nel presente di Alex, in cui le scoperte iniziali lei le ha già fatte e quindi le da per scontate, il suo mentore è già sparito e il lettore si trova spaesato nel cercare di capire cosa sta succedendo. Ecco, questo a mio parere è l’unico punto debole del libro. Per le prime quasi cento pagine io ero onestamente più spaesata che coinvolta, a tratti spazientita. Anche perchè Alex non è un personaggio coinvolgente all’inizio, non è un personaggio che puoi amare o capire perchè pieno di segreti, su chi è, cosa le è successo in passato, la sparizione del mentore. Il lettore intuisce che c’è molto che la ragazza nasconde ma non sa esattamente cosa e non sa perchè lo stia facendo. Ci vogliono quasi cento pagine perchè ci venga fornito uno spiraglio sul passato di Alex, sul perchè del suo carattere e dei suoi atteggiamenti. Allo stesso tempo poi è difficile simpatizzare con l’altro protagonista, Darlington, che ci viene descritto tramite le vicende nel passato. Come fai a empatizzate con un personaggio se sai già che in meno di una stagione è sparito?
Quindi Ninth House è stato effettivamente una delusione? No, l’ho amato tantissimo. Per quel che mi riguarda è un 5/5 (un 5 sicuramente non oggettivo e che varrebbe più un 4, ma tanto i giudizi sono i miei quindi come direbbero a Roma sticazzi). Superato le smarrimento iniziale e la frustrazione del non capire nulla, quando poi cominci a intuire tutti i segreti dietro alla ragazza e quando vedi i misteri infittirsi e poi sbrogliarsi, allora è stato amore. Questo libro è riuscito a nutrire il mio lato mistery rimasto orfano dopo aver finito i libri di Agatha Christie. Anche se poi Alex è tutto tranne che Miss Marple. La Bardugo secondo me si conferma una scrittrice veramente molto brava, anche nella confusione iniziale si capiva comunque che era una confusione voluta dall’autrice, una scelta stilistica che poi il lettore può condividere o meno. I personaggi sono assolutamente ben caratterizzati e come tutti i personaggi della scrittrice non c’è mai una distinzione netta tra buoni e cattivi. I personaggi “buoni” della Bardugo sono persone tormentate, molto spesso emarginati, pieni di cicatrici fisiche e soprattutto mentali, sono personaggi le cui scelte risultano a volte poco condivisili ma sempre assolutamente coerenti. Nota meno positiva, a me questo worldbuilding non mi ha entusiasmato tanto quando l’universo Grisha, ma solo ed esclusivamente per gusto personale e non perchè sia poco coerente o scritto male (sorry, but urban fantasy is just not my thing). Riconosco che non è un libro per tutti, ma secondo me merita una possibilità e se sopravvivete le prime cento pagine poi venite ricompensati.
Che dire, ho concluso il 2020 con una gioia, incroyable.
Peace and love ❤️