🇮🇹️ Tutto è cominciato una mattina al supermercato quando ho passato tre minuti ferma al reparto ortofrutta a chiedermi se il termine giusto fosse melograno o melagrana (in realtà ho scoperto dall’Accademia della Crusca che i termini sono anche ben più di due) e arrivata a casa ho dovuto controllare. Peccato che Wikipedia abbia un bruttissimo effetto su di me, una pagina rimanda a leggere un’altra pagina e non si sa come inizi da melograno e finisci due ore dopo che stai leggendo della composizione del senato in epoca romana. Cosa c’entra tutto questo con i libri nel titolo del post? Let me explain it to you.
L’internet è quel fantastico e terrificante mondo che ti conosce più di quanto tu conosca te stesso. Per cui se una domenica pomeriggio passi due ore cercando melograno per poi arrivare al mito di Persefone, l’internet lo sa. Di conseguenza Amazon passa due giorni a suggerirti che il melograno è in offerta su Amazon fresh, dopodichè si ricorda che il tuo carrello può far invidia alla biblioteca nazionale e comincia a proporti Midnight Sun (evidentemente l’internet non mi conosce abbastanza bene) in ogni adv che incontri. Probabilmente preso dallo sfinimento dal fatto che non cedessi, un giorno mi è comparso tra i suggerimenti Il giudizio di Persefone. In questo caso non c’erano pregiudizi su vampiri luccicanti che mi impedissero di controllare e, quale evidente schiava del marketing e dei cookies (fisici e non), ho seguito il link e comprato il libro, per poi tornare indietro e comprare anche l’altro libro della stessa autrice, Giulia Calligola, La bellezza del vuoto. Oggi siamo qui per parlare di entrambi.
La bellezza del vuoto racconta la storia di Caesar, un sicario professionista devoto al culto della dea Selene che viene considerata una specie di madre del mondo, pronta ad accogliere tutti i suoi figli nel Vuoto dopo la loro morte. Per Caesar uccidere è quindi si un lavoro, ma è soprattutto un’esperienza che lo appaga, un rito che compie per venerare la dea in cui crede. Il mix di un’infanzia difficile e una scelta professionale non ortodossa fanno di Caesar un individuo fondamentalmente solitario. Nonostante infatti sia circondato da fratelli e sorelle assassini che come lui venerano la dea, Caesar è l’outcast della congrega, viene superficialmente considerato solo un matto che parla di se in terza persona. Nel nuovo incarico che gli viene affidato, Caesar deve uccidere una ragazza norrena, Morrigan, all’apparenza completamente innocua in quanto orfana e cieca. L’incontro tra i due, tuttavia, prende una piega inaspettata quando negli occhi lattigginosi della ragazza, Caesar crede di vedere la personificazione della dea Selene e qualcosa dentro l’assassino cambia per sempre.
Il giudizio di Persefone, invece, è una rivisitazione in chiave moderna del mito di Persefone e del suo rapporto con il dio dei morti Ade. In un ambientazione attuale dove gli dei di tutte le mitologie si sono rivelati al mondo, Persefone è una dea minore che frequenta la facoltà di giurisprudenza alla Sapienza. Dotata del potere dell’empatia e con caratteristiche fisiche ben diverse da quelle degli altri dei dell’Olimpo, Persefone è molto più a suo agio in mezzo agli umani e cerca di condurre una vita relativamente normale rimanendo in incognito. Durante una conferenza, tuttavia, Persefone incontra lo zio Ade e la sua copertura salta. I due stringono un rapporto iniziale basato sulla condivisione di quel sentimento di esclusione e non accettazione dai loro simili che li accomuna. La storia segue le diverse tappe del mito: il rapimento di Persefone, il rapporto con la madre Demetra, la discesa nell’Ebero e infine il matrimonio che farà di Persefone la regina dell’Oltretomba.
Sebbene quindi le storie dei due romanzi siano assolutamenti indipendenti ci sono molti punti in comune. Prima di tutto sono entrambi romanzi molto introspettivi. La parte principale, più che lo storia e la trama in se, è l’evoluzione psicologica e caratteriale dei personaggi. Tutto il focus è sulle due coppie protagoniste, Caesar e Morrigan in uno e Ade e Persefone nell’altro. In entrambi i romanzi, i protagonisti sono esclusi o addirittura emarginati dalla società in cui vivono e sono quindi individui isolati che pian piano imparano ad aprirsi verso l’altra persona. I protagonisti maschili sono sicuramente quelli in cui l’evoluzione è più evidente. Caesar e Ade sono due gentiluomini di altri tempi, estremamente educati e rispettosi, che però sostanzialmente vengono visti come bad figure, Caesar come assassino e Ade come dio dei morti. Durante l’evoluzione dei due scaviamo a fondo nel sentimento di isolamento che provano e nel cambiamento che l’incontro con la controparte femminile provoca. Per entrambi il cambiamento non sarà radicale, Caesar rimane un assassino e Ade rimane il dio dei morti, ma una visione nuovo sulle loro vite porterà entrambi a smussare gli angoli che li isolavano maggiormente. Morrigan e Persefone, infatti, hanno entrambe una visione della vita quasi opposta rispetto a quella di Caesar e Ade, data soprattutto dalla grande differenza d’età che ovviamente porta le ragazze ad avere un bagaglio di esperienze molto diverso rispetto a quello degli uomini. Interessante è il fatto che la differenza di età in entrambi i romanzi venga sottolineata non come un limite, ma come qualcosa di fondamentale quasi. Entrambe le coppie si trovano in un momento della loro vita in cui hanno bisogno l’uno dell’altro, lo stesso incontro se fatto quando coetanei non avrebbe probabilmente portato a nulla. Come si suol dire, c’è un tempo giusto per ogni cosa.
Una differenza sostanziale tra i due romanzi è secondo me come la scrittrice tratta il worldbuilding. Nel la bellezza del Vuoto ho trovato una trattazione in certi punti troppo dettagliata e in certi punti troppo poco. Siamo in un’epoca antica in cui viene mischiata la cultura romana delle sue domus e la cultura norrena vichinga. Il mondo comune viene intrecciato ad alcuni elementi fantasy, come sacerdotesse immortali o dei peronaggi di gatti personificati, che però sono abbastanza superflui al fine del libro e non vengono contestualizzati bene. Il romanzo viene, infatti, definito come dark fantasy, ma se sicuramente la parte dark è preponderante (non leggevo degli occhi cavati in una vittima in maniera così esplicita dai tempi del povero Oberyn Martell), la parte fantasy l’ho trovata solo un di più non necessario. Discorso opposto invece per Il giudizio di Persefone dove il worldbuilding è una parte importante del romanzo in quanto fondamentale nel plasmare la psicologia dei personaggi. Poi però un giorno mi faccio spiegare come sia possibile che Ade sottoterra prende il 5G meglio di quello che faccio io in centro città. Esiste un dio della connessione internet? Nel caso, quale animale bisogna sacrificare per venerarlo, l’uccellino di Twitter?
In conclusione, io onestamente li ho trovati dei bei romanzi da leggere. Non sono sicuramente romanzi senza difetti, l’assenza di un editor che sfoltisca un po' la storia si sente. Io in alcuni punti avrei alleggerito molto la trama per renderla più scorrevole, ma questa è probabilmente anche una deformazione professionale mia. Il punto forte della scrittrice è sicuramente l’introspezione dei personaggi e quello le riesce molto bene. Il fatto che i protagonisti abbiano così tanto in comune tra i due romanzi non mi ha dato fastidio, anche i personaggi della Bardugo sono quasi sempre orfani problematici sul filo del rasoio tra bene e male, ma comunque leggo e amo tutti i suoi libri. Alla fine credo che ci sia tanto potenziale nella scrittrice e sicuramente continuerò volentieri a leggere le sue storie.
Peace and love ❤️