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La guerra dei papaveri

La guerra dei papaveri

🇮🇹️ Praticamente mancavo solo io a non avere letto La guerra dei papaveri di R.F.Kuang. Romanzo super chiacchierato del 2020 ed esordio della scrittrice datato 2018, è il primo volume di una trilogia che è già stata tradotta e portata in Italia da Mondadori (per farvi capire quanto sono arrivata in ritardo a leggerlo). Io ho letto solo il primo volume della trilogia e l’ho letta in originale, quindi non mi saprei sbilanciare sulla traduzione, ma in qualsiasi lingua decidiate di leggerlo io lo consiglio vivamente.

Partiamo dal presupposto che non è un romanzo per tutti. La guerra dei papaveri, come il titolo suggerisce, è un libro che parla pesantemente di guerra e di uso e abuso di oppiacei. Inoltre, sebbene non sia un romanzo storico ma un romanzo con evidenti elementi fantastici, vedi divinità che lanciano fuoco, l’elemento della guerra potrebbe essere un elemento sensibile per un certo pubblico. Non tanto per la guerra in sé per sé, sebbene le scene violente ci siano e parecchie, ma il conflitto che viene descritto è palesamente ispirato alla seconda guerra sino-giapponese, tema evidentemente caro all’autrice cinoamericana.

La guerra raccontata dalla Kuang, la terza guerra dei papaveri, si scatena con l’invasione da parte della Federazione di Mugen dell’impero di Nikara. I parallelismi tra i fatti nel libro e quelli reali del conflitto cino-giapponese sono molteplici. Così come la Cina degli anni Trenta, infatti, l’impero di Nikara è una nazione indebolita dalla guerra civile dove, sebbene la presenza dell’imperatrice tenga ufficialmente tutti uniti, ognuna delle dodici provincie è interessata principalmente al proprio tornaconto. La rivalità tra le due nazioni è palese a tutti, e la guerra inevitabile. Nonostante questo, le nazioni esterne, considerate militarmente più potenti e quindi con l’obbligo morale di evitare l’invasione e mantenere la pace, si mantengono neutrali/indifferenti, così come fecero gli Stati Uniti fino a Pearl Harbor. Evento culmine e tragicamente raccontato dalla scrittrice è quello della completa distruzione della capitale di Golyn Niis da parte della Federazione. L’evento è chiaramente ispirato al massacro di Nanchino, l’allora capitale dell’impero cinese in cui morirono circa trecentomila persone. Infine, così come il lancio delle bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki segnarono l’inizio della fine della guerra e la sconfitta del Giappone, allo stesso modo un evento estremamente simile segna la fine del conflitto e la sconfitta della Federazione.

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Anche la mappa è chiaramente ispirata a Cina e Giappone.

Ora, io non sono un’esperta del conflitto cino-giapponese e lungi da me cercare anche solo di capire e prendere le parti di una delle due nazioni. Tuttavia, la protagonista e il suo punto di vista è quello di un soldato dell’impero di Nikara e come tale la Federazione è il nemico invasore da sconfiggere. Tenendo a mente questo, mi rendo conto che questo punto di vista (che vogliamo definire leggermente filo-cinese?) potrebbe risultare fastidioso da leggere per qualcuno.

Fatta la doverosa premessa sull’ambientazione, parliamo della protagonista Rin. Nella prima parte del libro, Rin è un’orfana di guerra che, per sfuggire ad un matrimonio combinatole dai genitori adottivi, si dedica anima e corpo per due anni a studiare per i Keju, i test dell’impero per l’accesso all’accademia militare e, per lei, ad una vita migliore di quella di un matrimonio forzato. Rin riesce non solo a superare il test ma a farlo in maniera talmente tanto brillante che accede alla sezione d’elite dell’accademia. Abbandona quindi (felicemente) la sua casa per trasferirsi a Sinegard e cominciare l’addestramento. Arrivata in accademia, però, i guai per la protagonista (emblema indiscusso del mai una gioia) non sono finiti, ma anzi il sogno di una vita felice ha vita molto breve. La scuola è infatti frequentata solamente da ragazzi ricchi e privilegiati che si sono addestrati tutta la vita per un posto a Sinegard e ora desiderano soltanto vederla fallire e schiacciarla in quanto paesana indegna dell’onore dell’accademia. Scuola che vai, bulli che trovi. La prima parte del romanzo è quindi sostanzialmente abbastanza classica, Rin affronta il suo addestramento e grazie ad un incredibile forza di volontà, tantissimo impegno e dolore riesce ad arrivare alla fine del primo anno. Nella seconda e terza parte del romanzo il ritmo cambia quasi completamente perchè la guerra bussa alle porte dell’impero e Rin si ritrova come tutta la scuola a mettere in pratica l’addestramento ricevuto. Per riuscire a porre fine alla guerra Rin sarà costretta a trovare dentro di sé un potere superiore, quello della divinità della Fenice che, però, rischia di consumarla fisicamente ma soprattutto moralmente. La Fenice è infatti una divinità vendicatrice ed è la vendetta che muove Rin a fare scelte con conseguenze inimmaginabili.

Non mi dilungo troppo perchè qualsiasi altro dettaglio rovinerebbe la lettura del libro che io onestamente consiglierei a tutti. Rin è uno dei personaggi meglio riusciti che io abbia letto ultimamente. In generale tutti i personaggi sono ben descritti e caratterizzati e nel corso del libro sono veramente tanti. Il romanzo, infatti, è un romanzo estremamente denso di eventi, quasi troppo in certi punti, soprattutto nelle ultime due fasi. Tanti personaggi si susseguono e passano attraverso la vita di Rin nel corso dei tre/quattro anni che vengono raccontati, tanto che per raccontarli tutti non basterebbe una recensione ma un altro romanzo. Quindi concentriamoci su Rin che, sebbene sia la protagonista della storia, potrebbe facilmente risultare antipatica a tantissime persone.

Rin, infatti, è l'antieroina per eccellenza. Nel romanzo non esiste bene o male, esistono persone che fanno delle scelte e le scelte di Rin spesso potrebbero essere considerate sbagliate. Diversamente dalla maggior parte dei personaggi fantasy, non è mossa da una mano superiore, non ha un destino da realizzare, ma è un soldato che combatte una guerra e le scelte che si compiono in guerra sono scelte difficili con conseguenze pesanti. Proprio per questo aspetto reale di come viene raccontata la guerra e quello che genera, risulta poi difficile al lettore giudicare le scelte di Rin come totalmente sbagliate, sebbene le conseguenze siano assolutamenti devastanti. Soprattutto è difficile giudicarle perchè quello che spinge Rin è quasi sempre la disperazione, la rabbia o la vendetta. Rin è un personaggio che per causa sua o per azioni esterne cade, fallisce, si ritrova nel momento più basso di disperazione, lì riesce a trovare la forza per risalire e risultare finalmente vittoriosa, per poi dal punto più alto cadere di nuovo in una fossa più profonda. La vita di Rin è una montagna russa di gioie e dolori (più dolori che gioie però) e proprio per questo è difficile secondo me puntare il dito su di lei e odiarla. Per certi versi Rin mi ha ricordato molto la Mia Corvere di Jay Kristoff, ma l’evoluzione di Mia nella trilogia di Nevernight non è stata la mia preferita. Sono invece curiosa di leggere gli altri due volumi della trilogia della Kuang per vedere cosa riserva il futuro a Rin.

Ad occhio e croce, poche gioie.

Peace and love ❤️